La scarabattola di vico Spezzano

La scarabattola di vico Spezzano

Due volte. Mi ci sono volute due volte per osservare e studiare questa edicola votiva.

Due sopralluoghi perché, in estate, quando il sole batte forte già dalle prime ore della giornata, la luce si spezza come una lancia contro uno scudo invincibile, si arresta sul muro e taglia in due l’altarino. Guardarlo e fotografarlo diventa un’impresa ardua.
Una metà rimane alla luce e guarda la vita della strada, ascolta con la coda dell’orecchio il brulichio di voci proveniente da via Montesanto; l’altra metà cede il posto all’ombra, al non-saputo, all’ignoto che accade dentro il vicolo, ripido e sfuggevole verso le quote più alte del quartiere.
Vico Spezzano: non si spiega con questo effetto di rifrazione, sia chiaro. La verità del suo nome è nella memoria del palazzo, ancora esistente, un tempo proprietà dei Muscettola duchi di Spezzano. Ce ne ricorda lo storico Gino Doria.

effetti luce e ombra sull'edicola votiva di vico Spezzano

particolari dell’effetto luce-ombra sulla scarabattola di vico Spezzano

La luce d’estate non riesce a risalire lungo i basalti del vicolo. C’è qualcosa di mistico e di napoletano in questo. La scarabattola segna un limite, ma è al tempo stesso un varco di accesso. Si annuncia al viandante, chiunque esso sia, proprio accanto alla lastra di ardesia che recita il nome del vico. È da qui che inizia un percorso verso una realtà devota privata e senza uno specifico criterio; il quartiere interno è costellato di testimonianze votive che si svincolano dall’istituzione del grande tempio mariano di Montesanto che domina la piazza.

Le edicole votive nascono per la devozione di qualcuno o di molti. Francesco Panico ha voluto questa.

L’immagine della Madonna del Carmine in essa custodita mostra con orgoglio il suo Bambino regale. È una casa in miniatura: una teca di ferro e vetro, una tettoria di plastica e la mensola di sostegno in marmo. La Madonna non è sola, ai suoi piedi è l’esercito delle pagelline, volti venuti a mancare. Quei cari defunti affidati per sempre all’intercessione della Mamma celeste, ora diventano anche la sua famiglia.

E poi fiori. Quelli ci devono essere sempre, anche se finti.

edicola votiva vico Spezzano prospettiva strada Montesanto

prospettiva verso via Montesanto

 

ico-spezzano-quartiere-montesanto-napoli

prospettiva verso l’interno di vico Spezzano

 

Devi alzare la testa per vedere tutto questo. E devi trovare la giusta angolazione per scavalcare il riflesso sulla teca.
Impossibile fare foto così. Sono dovuto tornare in giorni meno luminosi e in ore più tarde.

Il bello è che se decidi di arrampicarti per il vicolo, capirai molto sulla devozione e sulle edicole sacre napoletane. La scarabattola di vico Spezzano è solo l’inizio, è un annuncio: “qui inizia la fede del popolo, questa edicola benedice e protegge qui, questa zona è protetta, con questa edicola noi esistiamo, noi ricordiamo”. Il giro dell’insula si arrampica tra bassi e costruzioni del Dopoguerra che offrono i loro muri per altri episodi eccezionali e impensabili dopo questo.

Ti aspettano altarini, gigantesche cappelle, materiali di ogni sorta e tracce di cose che non ci sono più.

 

Dedicatum: “A devozione di Francesco Panico – 1914

Soggetto: Madonna del Carmine

Data dello scatto: 23 giugno 2017

Località: vico Spezzano, quartiere Montesanto, Napoli

L’edicola a colori:

 

 

Guarda su Google Maps: cosa è cambiato? 
Resta su questa posizione, non muovere il cursore, zooma fino a ingrandire l’edicola sul muro di vico Spezzano.
Ci hai fatto caso anche tu? Il muro è stata ri-tinteggiato di giallo ocra, è scomparso il muscoloso Polifemo di Diego Miedo e l’edicola votiva regna protagonista.

Giovanni Postiglione

Storyteller e narratore dei luoghi. Mi entusiasmo davanti a un'epigrafe non ci penso due volte a introdurmi nei vicoli per scoprire nuove storie della mia Napoli. Sono un conservatore dei beni culturali e un ricercatore. Mi occupo di scrittura e correzione di bozze. L'altra metà del mio cervello è tutta immersa nel web. Potrò mai diventare un cyborg umanista digitale?

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